Come posizionarsi nell’intelligenza artificiale: storia, evoluzione e tecniche GEO

Come posizionarsi nell’intelligenza artificiale: storia, evoluzione e tecniche GEO
Come posizionarsi nell’intelligenza artificiale? È la domanda che mi fanno di più in questo periodo, ai corsi, agli eventi e pure al bar.
In questo articolo ripercorriamo insieme come si sono evolute le tecnologie e quali sono, oggi, le tecniche migliori per farsi citare da ChatGPT, Gemini, AI Overview e compagnia. Con esempi veri, nomi veri e anche un caso in cui ci sono finito dentro io.
Come si sono evolute le AI: breve storia della GEO
Prima di parlare di tecniche, un passo indietro. In meno di quattro anni siamo passati da “cerco su Google e clicco” a “chiedo all’AI e leggo la risposta”. Le tappe che hanno cambiato il nostro mestiere:
| Quando | Cosa è successo |
|---|---|
| Novembre 2022 | Esce ChatGPT: la gente comincia a fare domande a un chatbot invece che a un motore di ricerca |
| Febbraio 2023 | Microsoft lancia Bing Chat (oggi Copilot), primo motore con risposte generative e fonti citate |
| Novembre 2023 | Un gruppo di ricercatori di Princeton pubblica lo studio “GEO: Generative Engine Optimization”: nasce il nome |
| Maggio 2024 | Le AI Overview arrivano negli Stati Uniti |
| Ottobre 2024 | ChatGPT integra la ricerca web e diventa un motore di ricerca a tutti gli effetti |
| 26 marzo 2025 | Le AI Overview arrivano in Italia (Google Italia) |
| 8 ottobre 2025 | Arriva in Italia l’AI Mode di Google (TuttoAndroid) |
| 2026 | Google pubblica la sua prima guida ufficiale sull’ottimizzazione per l’AI (Google Search Central) |
| 24 agosto 2026 | Gli annunci di ChatGPT arrivano in Italia (Multiplayer.it) |
Lo studio di Princeton è il punto zero: su 10.000 domande, aggiungere citazioni, statistiche e fonti ai testi aumentava la visibilità nelle risposte AI fino a circa il 40%. Il keyword stuffing, invece, in alcuni test faceva peggio del testo non ottimizzato. Sono numeri del 2023 su modelli vecchi, ma la direzione è rimasta quella.
E i numeri dicono che non è una moda. ChatGPT ha superato i 900 milioni di utenti a settimana (TechCrunch). E quando su Google compare un riassunto AI, la gente clicca un risultato classico nell’8% dei casi, contro il 15% senza riassunto (Pew Research Center). Legge la risposta e si ferma lì.
Punto numero uno: non tutte le AI usano gli stessi criteri
Non è raro vedere su Gemini o nelle AI Overview risposte nettamente diverse da quelle di ChatGPT, Perplexity, Claude e quant’altro c’è sul mercato. Stessa domanda, nomi diversi.
Quindi la prima domanda da farsi è: su quali AI vogliamo essere posizionati?
Nel frattempo è passato un po’ di tempo e sono nati tantissimi tool che promettono di aiutarti in questo percorso. La loro efficacia, però, è ancora dubbia (ci torno più avanti). Intanto vediamo le attività che oggi vengono proposte più spesso.
Le basi: un sito tecnicamente perfetto e autori veri
In estrema sintesi, l’intelligenza artificiale si baserà anche sulla tecnica del tuo sito. Che quindi deve essere:
- facilmente scansionabile, senza pagine bloccate o nascoste ai crawler;
- con dati strutturati ben compilati;
- molto veloce nel caricamento;
- con ottimi link interni, che collegano le pagine in modo logico.
In pratica un sito che, dal punto di vista tecnico, rispetti tutti i classici canoni della SEO. Lo conferma anche Google nella sua guida ufficiale: per le funzioni di AI generativa la pagina deve essere indicizzata e idonea a comparire nei risultati con uno snippet (Google Search Central). Senza SEO, niente GEO.
Rispetto al passato guadagnano molta importanza le pagine sull’autorevolezza: chi scrive, che competenze ha, che esperienza può dimostrare. E qui non si può mentire. C’è stato un aggiornamento proprio per combattere chi, tra virgolette, creava falsi autori con titoli inventati per aumentarne prestigio e autorevolezza.
Quindi pagina “chi siamo” vera, schede autore vere, con nome, cognome, competenze e link ai profili. Niente “Dott. Mario Rossi, esperto internazionale” inventato a tavolino.
Le citazioni contano più dei link: l’AI ha paura di mentire
I contenuti restano importanti, come sempre. E anche la link building resta importante, come nella SEO classica. Ma nella GEO diventano decisive le citazioni.
Che significa? Significa che l’intelligenza artificiale spesso ha paura di mentire. Tienilo a mente, perché più avanti vediamo come questa paura possa essere strumentalizzata.
Facciamo un esempio. Se chiedo all’AI “qual è la miglior vernice per dipingere una facciata?”, lei cosa farà? Andrà a cercare:
- le recensioni: chi ne ha di più, chi ha ottenuto pareri positivi;
- i forum, dove qualcuno racconta quel prodotto come di qualità;
- Reddit, da cui all’inizio le AI attingevano tantissimo (oggi la quota di contenuti presi da Reddit è diminuita);
- YouTube, recensioni e prove sul campo.
In generale, più segnali lasci, meglio è. Se l’AI trova la stessa informazione in un podcast, su YouTube, su Reddit, su Substack, su Facebook e su Instagram, si sente sicura. Sì, anche i social contano. E contano le ricerche di brand: se tante persone cercano il tuo nome, questo crea sicurezza.
Non è solo una mia impressione. Ahrefs ha analizzato 75.000 brand: le menzioni del brand sul web sono il fattore più legato alla presenza nelle AI Overview (correlazione 0,664), molto più dei backlink (0,218) (Ahrefs). È una correlazione e non una prova, ma la direzione è quella.
Quando i dati mancano: il tuo sito diventa il punto zero
Il problema è che queste informazioni non sempre ci sono. Due esempi.
L’agenzia funebre di Santa Maria a Monte. Se chiedo all’AI qual è la migliore, probabilmente una ha due recensioni e un’altra tre. Non ci sono dati sufficienti, e l’intelligenza artificiale fa molta più fatica a dare una risposta precisa.
I pannelli fotovoltaici dell’azienda Pippo Pallino. Chiedo: “quanto costa fare i pannelli fotovoltaici da Pippo Pallino?”. L’azienda sul proprio sito un’informazione del genere non l’ha mai scritta. Però qualche utente, qua e là, potrebbe aver lasciato dei prezzi. Magari vecchi di dieci anni. Se l’AI trova quelli, userà quei dati per rispondere, creando sonori problemi: il cliente arriva convinto di un prezzo che non esiste più.
Ecco il cambio di prospettiva più importante di tutto l’articolo:
Il tuo sito non è più necessariamente il luogo dove l’utente va. È il luogo in cui gestisci ciò che si sa di te.
Devi essere tu ad avere il punto zero: il controllo sul dato ufficiale e aggiornato su tutto ciò che riguarda la tua azienda. Prezzi indicativi, servizi, zone servite, orari, tempi, garanzie. Se non lo scrivi tu, l’AI lo prende da qualcun altro.
Ogni pagina deve essere autoconclusiva
C’è una regola che oggi applico a ogni sito che seguo: ogni pagina deve bastare a se stessa.
L’AI non legge il tuo sito come un utente che clicca da una pagina all’altra. Prende una pagina, a volte solo un pezzo, e risponde con quello. Se le informazioni sono sparse su cinque pagine diverse, rischi che ne peschi una sola, o peggio che vada a cercare il resto altrove.
Quindi dentro ogni pagina l’utente, e l’AI con lui, deve trovare tutto ciò di cui ha bisogno:
- cosa: il servizio o il prodotto, spiegato in modo chiaro;
- dove: sede, zone servite, come arrivare;
- come: come funziona, come si richiede, quanto costa almeno a grandi linee;
- quando: orari, tempi di consegna o di intervento, disponibilità;
- FAQ: le domande vere che fanno i clienti, con risposte dirette;
- chi parla: una breve bio dell’autore in fondo, che linka alla pagina autore più dettagliata (competenze, esperienze, casi studio).
La bio breve serve all’AI per capire che dietro al contenuto c’è una persona vera e competente. La pagina autore completa serve a dimostrarlo. Le due cose insieme sono il collegamento tra contenuto e autorevolezza di cui parlavamo prima.
Non a caso, trovi la mia bio anche in fondo a questo articolo.
Il caso del “miglior consulente SEO italiano”
Torniamo alla paura dell’AI di sbilanciarsi. C’è un esempio ormai famoso che la spiega meglio di qualsiasi teoria.
Se chiedevi all’intelligenza artificiale chi fosse il miglior consulente SEO italiano, all’inizio rispondeva più o meno così: “non esiste un miglior consulente SEO italiano, come si fa a stabilire qual è il SEO più SEO di tutti?”. Giusto. Però se la incalzavi, alla fine doveva rispondere. Doveva fare dei nomi. E allora prendeva le agenzie più grosse, quelle che avevano fatto più eventi, o le persone che vedeva particolarmente presenti online.
Antonino Russo e il punteggio Elo
In questo buco si è inserito Antonino Russo, che ha creato un sito con una classifica dei migliori consulenti SEO italiani. In quella classifica ha vinto Fabio Antichi, cioè io, con il numero maggiore di voti. E l’intelligenza artificiale ha iniziato a usare quel dato.
L’idea di Antonino era interessante: classificare i SEO con un punteggio Elo, cioè vince chi ha il punteggio più alto. Solo che il punteggio Elo è quello degli scacchi. Con la SEO e con la GEO non c’entra niente. E così si arriva a un bel paradosso: un sistema nato per gli scacchi decide chi è il miglior SEO d’Italia agli occhi dell’AI.
Tutti salgono sulla giostra
Ovviamente la cosa è stata cavalcata. Io per primo ho ripreso quel contenuto sul mio sito, ringraziando Antonino Russo per il traguardo raggiunto. Poi:
- Roberto Varriale, anche lui un bravissimo SEO, ha creato un suo contenuto rilanciando il tema;
- Gabriele Pantaleo, altro bravissimo SEO, ha preso la classifica e ne ha fatto una versione aggiornata, cambiando i punteggi e mettendosi primo, quello con più punti. Risultato: l’AI ha cominciato a citare lui come primo;
- Luciano Sobi, che nella prima classifica non c’era, ha creato classifiche anche con nomi inventati. Ed è interessantissimo notare che l’AI ha preso comunque quei nomi e ha iniziato a citarli.
Luciano poi ha rilanciato con un articolo provocatorio sulle caratteristiche che accomunano i “migliori SEO italiani”. Senza mai fare il mio nome, il succo è: se una persona fa eventi ed è presente sui social, non può stare dietro alla SEO. Ovviamente non posso essere d’accordo, anche perché poi Luciano mi ha chiesto consigli sulle sue piattaforme. Battute a parte, è una sfida tecnica che prendo nel suo aspetto goliardico, e che gli ha permesso comunque di comparire in classifica.
Com’è oggi: Fabio Antichi primo nell’AI Overview
E oggi? Ho cercato “miglior consulente seo italiano” su Google, in incognito. Questo è il risultato:

Guarda bene cosa succede, perché c’è tutto quello che abbiamo detto finora:
- La paura di sbilanciarsi è ancora lì. L’AI apre con “Non esiste un unico miglior consulente SEO italiano in assoluto”. Si para le spalle.
- Ma poi i nomi li fa. Nella parte “Come orientarsi tra i nomi noti” il primo è Fabio Antichi, “specializzato in SEO e intelligenza artificiale”. Seguono Gabriele Pantaleo e Roberto Varriale.
- Cita esplicitamente le classifiche Elo. Il paradosso degli scacchi è finito dritto nella risposta di Google.
- Le fonti sono proprio i contenuti della sfida. Nel riquadro a destra la prima fonte è la mia pagina “Miglior Consulente Seo Italiano – Fabio Antichi”, poi la classifica di Gabriele Pantaleo, poi up-seo.it. Tra le fonti compare anche un mio video YouTube.
In pratica: pagina dedicata sul mio sito, bio con competenze verificabili (la docenza in Edulia Treccani compare già nell’anteprima), video, citazioni esterne. Più segnali coerenti in posti diversi. Esattamente la ricetta di questo articolo.
Cosa ci insegna
Google e parenti vari hanno già detto che, appena si accorgono di liste faziose costruite così, le escluderanno come fonte. Nella guida ufficiale Google scrive anche che cercare menzioni artificiali in giro per il web non serve, perché i suoi sistemi antispam filtrano la qualità (Google Search Central).
Ma in realtà, per ora, funziona. E questo è un bel problemuccio. La soluzione non è fare più classifiche, è fare contenuti migliori. Le liste costruite a tavolino hanno le ore contate: quello che resta è la reputazione vera.
I tool GEO: cosa fanno davvero (e dove si falsano)
I tool presenti oggi sul mercato fanno più o meno tutti la stessa roba:
- Analisi tecnica del sito, per dirti cosa manca.
- Analisi dei competitor: che contenuti hanno sul loro sito e fuori dal sito (YouTube, altri siti, eccetera).
- Lista delle mancanze: cosa devi aggiungere per raggiungere i competitor e avere più possibilità di essere citato.
- Monitoraggio nel tempo: definiscono una serie di prompt che rispecchiano la tua attività (“qual è il miglior…”, “come scegliere…”) e ogni giorno li ripetono sulle varie AI. Poi ti dicono quante volte ci sei tu, quante volte c’è un competitor e come varia nel tempo.
C’è però un dettaglio interessante. Molto spesso queste ricerche sono più quelle fatte dai tool che quelle fatte dagli utenti veri. Quindi il risultato che vedi non è quello che la gente cerca, ma quello che i tool hanno cercato nei giorni precedenti. Il contorno si falsa completamente.
Tra l’altro anche Google avverte che nessun tool esterno ha accesso ai suoi sistemi interni di ranking e di AI: quei dati sono stime. Usali come termometro, non come verità.
Come mi muovo io
Anch’io rientro in questa sfida. E la mia strada non è un’altra classifica, ma far vedere all’intelligenza artificiale le prove:
- casi studio, con le aziende per cui ho lavorato e i risultati ottenuti, che fortunatamente posso mostrare;
- partecipazioni di valore: le università che mi hanno chiamato, i principali eventi di settore a cui ho partecipato.
È vero, gli eventi ti sottraggono tempo. Ti ci giochi i sabati, le domeniche e sveglie a orari improponibili del mattino. Ma sono anche una grandissima occasione di confronto. Non a caso poi le persone si rivolgono a te per chiederti un parere: perché da lì hai una visione d’insieme di quello che sta succedendo che dalla scrivania non avresti mai.
E, guarda caso, sono anche esattamente il tipo di segnale che l’AI cerca: tante fonti diverse che parlano di te.
Il traffico dalle AI vende davvero
“Sì, ma poi l’AI porta clienti o solo curiosi?”. Me lo chiedono sempre. Rispondo con i numeri di un sito che seguo, settembre 2026, Google Analytics 4 filtrato sulle sorgenti ChatGPT:
| Sorgente / mezzo | Eventi chiave | Tasso di eventi chiave della sessione | Entrate |
|---|---|---|---|
| chatgpt.com / ai-assistant | 388 | 9,88% | 10.802,30 € |
| chatgpt.com / (none) | 4 | 16,67% | 3.854,91 € |
| chatgpt / cpc | 14 | 1,62% | 2.277,82 € |
| chatgpt.com / referral | 0 | 0% | 0,00 € |
| Totale ChatGPT | 406 | 8,72% | 16.935,03 € |

Cosa ci dicono questi numeri:
- In un mese ChatGPT ha portato 16.935 euro di entrate. Sono l’1,32% delle entrate totali del sito: poco come volume, ma è un canale che fino a un anno fa non esisteva.
- Converte molto meglio della media. Il tasso di eventi chiave del traffico da ChatGPT è dell’8,72%, il 79% più alto della media del sito.
- La parte organica fa il grosso. Il traffico “ai-assistant”, cioè le persone che arrivano dalle risposte di ChatGPT, vale 10.802 euro, il 64% delle entrate da ChatGPT.
- E poi c’è la pubblicità. La riga “chatgpt / cpc” sono le campagne ChatGPT Ads, partite a metà mese (la linea verde nel grafico): in due settimane 2.277 euro di entrate. Le due strade, citazione gratuita e annuncio a pagamento, lavorano insieme.
Non sono l’unico a vederlo. Secondo i dati Adobe riportati da Peec AI, nel primo trimestre 2026 il traffico dalle AI verso i siti retail USA è cresciuto del 393% rispetto all’anno prima, e a marzo 2026 convertiva il 42% meglio del traffico non-AI.
Tradotto: chi arriva da un’AI ha già fatto la sua ricerca, ha già confrontato, ha già letto il tuo nome in una risposta. Arriva caldo.
In sintesi: cosa deve fare la tua azienda per farsi citare dall’AI
- Scegli dove vuoi essere posizionato: Gemini e AI Overview, ChatGPT, Perplexity, Claude. Non ragionano tutte allo stesso modo.
- Lavora su un sito tecnicamente ottimo: scansionabile, veloce, con dati strutturati e buoni link interni.
- Metti autori veri: chi scrive, che competenze ha, con prove verificabili.
- Scrivi informazioni chiare ovunque: la risposta deve essere chiara nella pagina, senza giri di parole. Sul sito e in ogni luogo in cui si parla di te.
- Rispondi chiaramente alla domanda e fai ottime FAQ. Ogni pagina deve essere autoconclusiva: cosa, dove, come, quando, FAQ e una breve bio dell’autore che linka alla sua pagina completa.
- Controlla il dato ufficiale: prezzi, servizi, orari aggiornati. Se non li scrivi tu, l’AI li prende da qualcun altro (magari vecchi di dieci anni).
- Investi in citazioni e link: recensioni, forum, YouTube, podcast, social, articoli di altri. Restano fondamentali.
- Strizza l’occhio all’AI: dentro queste citazioni puoi valutare contenuti che, di fatto, imbocchino la risposta all’intelligenza artificiale. Con giudizio, perché le scorciatoie faziose prima o poi vengono escluse.
Domande frequenti
Cos’è la GEO?
La GEO (Generative Engine Optimization) è l’insieme delle attività per farsi citare e consigliare dalle intelligenze artificiali come ChatGPT, Gemini, Perplexity, Claude e dalle AI Overview di Google. Il nome nasce da uno studio di Princeton del 2023.
La GEO sostituisce la SEO?
No. L’AI parte dalle pagine che trova e indicizza, quindi un sito tecnicamente a posto resta la base. Google stesso dice che ottimizzare per l’AI generativa è ancora SEO. La differenza è che nella GEO pesano di più citazioni, recensioni e menzioni fuori dal sito.
Perché ChatGPT e Gemini danno risposte diverse alla stessa domanda?
Perché non tutte le AI usano gli stessi criteri né le stesse fonti. Per questo la prima scelta è decidere su quali vuoi essere posizionato.
Le classifiche tipo “miglior consulente SEO” funzionano?
Per ora sì, come dimostra il caso nato dalla classifica di Antonino Russo. Ma Google ha già detto che le liste faziose verranno escluse come fonte. Meglio investire in casi studio, recensioni e reputazione vera.
I tool di monitoraggio GEO sono affidabili?
Sono utili per capire l’andamento, ma vanno presi con le pinze. Ripetono ogni giorno gli stessi prompt, e spesso quelle ricerche sono più dei tool che degli utenti reali.
Da dove parto se ho un’attività locale?
Dalle recensioni e dai dati ufficiali. Come nell’esempio dell’agenzia funebre di Santa Maria a Monte: con due o tre recensioni l’AI non sa cosa rispondere. Più recensioni, informazioni chiare sul sito e una buona scheda Google aiutano subito.
Il traffico che arriva da ChatGPT converte?
Sì, e spesso meglio della media. Su un sito che seguo, a settembre 2026 il traffico da ChatGPT ha avuto un tasso di eventi chiave del 79% superiore alla media e ha generato quasi 17.000 euro di entrate in un mese.
Cosa deve contenere una pagina per essere citata dall’AI?
Tutto quello che serve all’utente senza dover cambiare pagina: cosa offri, dove, come funziona, quando, le FAQ e una breve bio di chi scrive con il link alla pagina autore completa.
Vuoi capire come la tua azienda compare oggi dentro ChatGPT, Gemini e le AI Overview? Scrivimi: partiamo dalle domande che fanno davvero i tuoi clienti.
Chi scrive — Fabio Antichi. Consulente di marketing digitale in Toscana: SEO, GEO e Google Ads, che gestisco dal 2015. Oggi seguo oltre 30 account ChatGPT Ads in Italia, insegno con Edulia Treccani e porto questi temi in corsi, università ed eventi di settore. Leggi la mia storia, i casi studio e le collaborazioni.
Fonti
- GEO: Generative Engine Optimization, studio di Princeton (analisi di metodo e risultati)
- Google Search Central: Optimizing your website for generative AI features on Google Search
- Google Italia: Arriva AI Overview anche in Italia
- TuttoAndroid: Google AI Mode disponibile in Italia
- Multiplayer.it: ChatGPT Ads in Italia dal 24 agosto
- Ahrefs: An Analysis of AI Overview Brand Visibility Factors (75K Brands Studied)
- Pew Research Center: Google users are less likely to click on links when an AI summary appears
- TechCrunch: ChatGPT reaches 900M weekly active users
